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Bullismo Omofobico

Sempre più spesso la cronaca porta alla luce episodi di violenza tra pari che risulta difficile far rientrare nella generica definizione di bullismo; essi richiedono un approfondimento, poiché chiamano in causa un fenomeno largamente diffuso tra gli adolescenti, ma del quale difficilmente si parla. Il bullismo omofobico può essere definito come "quei comportamenti violenti a causa dei quali un alunno o un'alunna viene esposto ripetutamente ad esclusione, isolamento, minaccia, insulti e aggressioni da parte del gruppo dei pari, di una o più persone che stanno nel suo ambiente più vicino, in una relazione asimmetrica di potere, dove gli aggressori o "bulli" si servono dell'omofobia, del sessismo, e dei valori associati all'eterosessismo. La vittima sarà squalificata e de-umanizzata, e in generale, non potrà uscir fuori da sola da questa situazione, in cui possono trovarsi tanto i giovani gay, lesbiche, transessuali o bisessuali, ma anche qualunque persona che sia recepita o rappresentata fuori dai modelli di genere normativi" (Platero e Gomes, 2007).
 
A partire da questa definizione, possiamo comprendere le forme differenti che il fenomeno assume, e che vanno dai comportamenti di tipo verbale alle violenze fisiche: derisioni, insulti, prese in giro, scritte sui muri o esclusione dal gruppo di pari, fino ad arrivare a violente prepotenze.

Quello che emerge chiaramente dalla letteratura sull'argomento, è che la dinamica di sopraffazione propria del bullismo omofobico è diretta non solo verso gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, ma anche verso eterosessuali che escono fuori dagli schemi, adolescenti che si stanno interrogando sulla propria identità sessuale o persone che hanno amici, familiari o genitori omosessuali.

Sicuramente, alla base di tali comportamenti di disprezzo vi sono le comuni convinzioni radicate nella cultura e veicolate attraverso il linguaggio: molte delle manifestazioni di disprezzo nei confronti dell'omosessualità, presenti nel gergo degli adolescenti (ma non solo), rimandano a categorizzazioni che marcano una diversità e hanno valenze di tipo negativo, che tendono a "deumanizzare" coloro cui sono rivolte, facilitando così le dinamiche di sopraffazione proprie del bullismo.  Tali offese, inoltre, sono solitamente utilizzate non soltanto per definire una persona omosessuale, ma in generale per descrivere comportamenti poco accettati: in tal modo, chiunque esca fuori dagli schemi, può essere in qualche modo "segnalato", perché non rispondente agli stereotipi culturali dominanti.
 
Da questa breve disamina possiamo facilmente notare come, al pari del bullismo, il bullismo omofobico presenta alcune fondamentali caratteristiche, rilevate da tutta la letteratura sull'argomento, ovvero l'intenzionalità, la sistematicità e la relazionalità. Quest'ultima in particolare si manifesta attraverso l'asimmetria relazionale: negli episodi di bullismo omofobico, l'appartenenza o la non appartenenza allo stereotipo di genere dominante nel gruppo dei pari costituisce un fattore determinante; oltretutto, l'appartenenza al gruppo dominante, e quindi in tal senso a ciò che viene considerato "normale", rende colui che prevarica in qualche modo più forte e sicuro di sé.
 

Al di là delle somiglianze, però, vanno anche messe in evidenza le specificità del bullismo omofobico, che distinguono questo fenomeno da altri che possono apparire simili. La chiave di tale importante differenza è proprio nell'omofobia, che tende ad agevolare i ruoli di aggressore e di vittima grazie all'appoggio sociale. Difatti,  alcuni tra gli elementi specifici che contraddistinguono il bullismo omofobico rispetto ad altre forme di bullismo, sono proprio la presenza invisibile dell'educazione "formale" (ricca di stereotipi di genere) all'interno del sistema educativo, il rifiuto familiare o la paura di un esplicito e specifico appoggio verso le sessualità minoritarie, il contagio dello stigma non solo tra la popolazione LGBT, ma anche tra coloro che appoggiano tale popolazione, e, soprattutto, la normalizzazione dell'omofobia, che provoca un'interiorizzazione negativa della propria identità. Pertanto, anche chiedere aiuto a qualcuno equivale a centrare l'attenzione sulla propria omosessualità, e ciò comporta naturalmente ansia, vergogna e disistima.
 
Per evidenziare maggiormente le specificità del bullismo omofobico rispetto ad altre forme di violenza tra pari, facciamo riferimento a Lingiardi (2009), il quale sottolinea che: 
 
1) Le prepotenze chiamano sempre in causa una dimensione nucleare del Sé psicologico e sessuale.
 
2) La vittima può incontrare particolari difficoltà a chiedere aiuto agli adulti (teme di richiamare l'attenzione sulla propria sessualità, con i relativi vissuti di ansia e vergogna, e il timore di deludere le aspettative dei genitori). Tra l'altro, gli stessi insegnanti e genitori possono a volte avere pregiudizi omonegativi, da cui svariate conseguenze: reazioni di diniego che portano a sottostimare o negare gli eventi; preoccupazione per l'"anormalità" del bambino, con relativi propositi di "cura"; atteggiamento espulsivo che si aggiunge alle dinamiche persecutorie.
 
3) Il bambino vittima può incontrare particolari difficoltà a individuare figure di sostegno e protezione fra i suoi pari. Il numero dei potenziali "difensori della vittima" si abbassa nelbullismo omofobico: "difendere un finocchio" comporta il rischio di essere consideratiomosessuali.
 
4) Il bullismo omofobico può assumere significati difensivi rispetto all'omosessualità. Attraverso gli agìti omonegativi, il bambino afferma il suo essere "normale" e la propria conformità al genere; le prepotenze omofobiche potrebbero essere l'unico modo per dare sfogo ad affetti omosessuali repressi".
 
Da quello che possiamo notare, non è semplice confrontarsi con questi agìti omofobici, né tantomeno riuscire a riconoscerli per fronteggiarli al meglio.
 
Un maggiore approfondimento della letteratura sul fenomeno ci permette, ancora, di suddividere il bullismo omofobico  in due sottotipi, il bullismo eteronormativo e il bullismo basato sull'orientamento sessuale.
 
Il primo sottotipo riguarda l'insieme degli atteggiamenti, delle credenze e delle opinioni che tenderebbero alla rivendicazione dell'idea secondo cui l'eterosessualità sia la sola, naturale, forma di sessualità; questo tipo di bullismo si basa principalmente sul concetto di eterosessismo (per un approfondimento del concetto, si legga Herek, 2004). Invece, il secondo sottotipo di bullismo tende a riferirsi unicamente all'omosessualità, e riguarda l'esplicita situazione di prepotenza nei confronti di persone il cui orientamento omosessuale è noto; fa così riferimento ai concetti di omofobia e omonegatività.
 
Una volta descritto ed inquadrato il fenomeno, risulta ora importante effettuare una disamina degli effetti di questo fenomeno e della sua incidenza sia in Italia che a livello europeo. Troppo spesso, infatti, si tende a pensare che aggressioni verbali o fisiche facciano parte della quotidianità di ogni adolescente e che episodi molte volte semplificati col termine di "ragazzate" siano utili a temprare la personalità del giovane.
 
Purtroppo, invece, episodi che assumono la forma del bullismo omofobico tendono a causare gravi danni sia a livello fisico che a livello psicologico. Se i danni a livello fisico tendono il più delle volte a rimarginarsi col tempo, lo stesso non si può dire per le difficoltà psicologiche che derivano dall'essere "bullato". 
 
Le conseguenze dell'omofobia si manifestano innanzi tutto nell'acuirsi dell'omofobia interiorizzata, che porta la vittima a sviluppare sensi di colpa e vergogna per gli episodi subiti: la vittima tende a cercare una propria responsabilità per l'accaduto, sia a livello comportamentale (credendo di aver agito male), sia a livello disposizionale (considerandosi, ad esempio, un errore della natura). Questo naturalmente comporta un crollo dell'autostima e un senso di impotenza che ha forti conseguenze in termini di depressione. Inoltre, le vittime tendono a sviluppare paure e preoccupazioni elevate: rivivendo mentalmente gli episodi di violenza subita, temono una loro ripetizione e per questo riferiscono di non riuscire, ad esempio, a tornare a scuola. Queste paure, poi, continuano a tormentare le vittime anche fuori dal contesto scolastico, abitando i loro incubi e causando anche improvvisi attacchi di collera che non hanno motivo d'essere.
 
Tutto ciò comporta una percentuale elevata di abbandono scolastico da parte delle vittime del bullismo omofobico, preceduto da una diminuzione del rendimento scolastico e da difficoltà e paure a tornare a scuola. Con il passare del tempo, e il ripetersi delle prevaricazioni, si assiste quindi ad un costante isolarsi della vittima, che tenderà a chiudersi sempre più in se stessa e soprattutto eviterà di parlare dell'accaduto: il timore di ripercussioni nel caso in cui si diffonda la voce di omosessualità è un forte freno alla denuncia, e contribuisce a creare una condizione di disadattamento sempre più marcato. Appare semplice comprendere come poi, tale disadattamento, costituisca le fondamenta del disagio che porta moltissimi giovani adolescenti GLBT al suicidio: si tratta di uno degli esiti più comuni dell'esposizione ripetuta ad atti di bullismo affiancata da sentimenti di depressione e impotenza e dall'isolamento sociale di cui sono solitamente vittime i ragazzi bullati. 
 
Considerando l'incidenza del fenomeno, e i rischi ad esso connessi, negli ultimi anni molti studiosi si sono concentrati quindi sugli effetti del bullismo omofobico sul benessere psicologico delle vittime; i molti studi presenti in letteratura, trovano come punto centrale di riferimento, a livello teorico, il concetto di minority stress. Partendo dalla definizione di minority stress come uno stress psicosociale derivante dall'appartenenza ad uno status minoritario, I. H. Meyer suggerì che le persone omosessuali, così come i membri di altri gruppi minoritari, sono soggetti ad uno stress cronico, correlato alla loro stigmatizzazione. Tuttavia, se i membri di una comunità socialmente stigmatizzata, come ad esempio quelli di una popolazione soggetta al razzismo, possono contare sull'appoggio familiare, la minoranza omosessuale non ha modelli positivi di riferimento e difficilmente trova sostegno nella propria famiglia, la quale può, anzi, assumere atteggiamenti ostili e di rifiuto. Il minority stress è fortemente connesso, dunque, alle dinamiche di bullismo omofobico. 
 
Le conseguenze del bullismo omofobico, però, non si rilevano soltanto nelle vittime: nemmeno gli aggressori ne sono, infatti, esenti. Sicuramente il bullo, al pari della vittima, mostrerà un ridotto rendimento scolastico e un isolamento rispetto al gruppo dei pari; inoltre, molti degli aggressori tendono a sviluppare, in età adulta condotte delinquenziali, nonché disturbi dell'umore. Infine, sebbene sia più raro, anche i bulli corrono il rischio di cadere in condotte suicide.
 
Infine, per mettere completamente a fuoco il fenomeno, appare interessante effettuare un'analisi della sua incidenza. Il bullismo omofobico si mostra, infatti, come un fenomeno caratteristico, in particolar modo, dell'ambiente scolastico; ed è all'interno di questo ambiente che si sono concentrati la maggior parte degli studi a riguardo. Moltissime hanno messo in evidenza come nell'ambiente scolastico l'omofobia sia per la maggior parte degli studenti una presenza consapevole: il 94% degli studenti ricorda di aver udito epiteti omofobici più di una volta nell'ambiente scolastico. Emerge, altresì, che tali epiteti sono spesso pronunciati in presenza del personale scolastico, ovvero adulti che nella maggior parte dei casi hanno però evitato un intervento nella situazione. Nonostante la conoscenza dell'omofobia sia aumentata nel corso del tempo, la sua presenza non sembra essere quindi diminuita. 
 
Buona parte di tali studi proviene dalla letteratura internazionale, mentre, purtroppo, nel nostro Paese, le indagini mirate sul bullismo omofobico risultano essere ancora rare, sebbene nel corso degli anni l'interesse sul fenomeno sembra essere aumentato. Da quanto è possibile rilevare dall'analisi di queste indagini, esistono alcuni fattori che potrebbero arginare e ostacolare il manifestarsi di episodi di bullismo omofobico. A partire proprio dagli studi sul campo, la letteratura ha attribuito un'importanza fondamentale in tal senso a due fattori: l'ambiente scolastico e il gruppo dei pari. 
 
L'ambiente scolastico viene scelto dai ragazzi per l'espressione di dinamiche omofobiche, influenzando la formazione di atteggiamenti e comportamenti omofobici; naturalmente, un maggiore o minore adattamento della popolazione GLBT all'ambiente scolastico dipenderà da tutta la rete relazionale dell'ambiente stesso, compresi i docenti che hanno la possibilità, col proprio ruolo, di moderare la sensazione di esclusione vissuta dagli alunni omosessuali.
 
Altro fattore importante di riduzione del fenomeno, dicevamo, è il gruppo dei pari, il quale nel tempo tende ad influenzare le attitudini e i comportamenti omofobici di ciascun membro del gruppo stesso. Inoltre, alcuni studi evidenziano che i comportamenti omofobi solitamente vengono perpetrati da gruppi, e in particolar modo da quelli nei quali si sostiene una gerarchia gruppale che giustifica l'esistenza di gruppi dominanti rispetto ad altri. Ambiente scolastico e gruppo dei pari costituiscono, pertanto due fattori sociali con i quali è possibile lavorare sulle dinamiche omofobiche al fine di ridurre gli episodi di bullismo; accanto a queste due dimensioni, altri studi hanno elencato fattori più prettamente personali, come dimensioni di personalità e stili difensivi.

 

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