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Omofobia

di Francesca de Giorgio

Sempre più spesso le cronache dei giornali riportano episodi di violenza e discriminazione verso gli omosessuali motivati dal pregiudizio anti-gay. In particolare oggi più che mai si parla di omofobia, ma che significa essere omofobi e vivere in una società omofoba? Può essere utile iniziare a parlarne attraverso una serie di esempi pratici:
«Quando un adolescente afferma "basta che i froci mi stiano alla larga", o quando un adulto, dopo uno spontaneo gesto intimo a una persona dello stesso sesso, si affretta a dire agli astanti "non pensate male" non sono mica un finocchio", o ancora quando un ragazzo gay pensa "non sono un bell'esempio per gli altri", ecco, questi gesti hanno un nome preciso: l'omofobia. L'omofobia la possiamo praticare, ignorare, tollerare e contrastare. [...]. Non chiamarla omofobia è di per sé espressione di omofobia» (Pietrantoni, 2006)
Inoltre vi è mai capitato di sentire/vedere: una persona che mantiene palesemente le distanze ed è fortemente a disagio di fronte ad una persona che può essere omosessuale?
Oppure ascoltare discorsi in cui si sostiene che gli omosessuali non devono mostrare in pubblico la propria affettività, o ancora c'è chi afferma che non ha pregiudizi verso i gay l'importante è "che non ci provino con me"
Nello specifico omofobia (che deriva dal greco όμός = stesso e φόβος = timore, paura) significa letteralmente "paura nei confronti di persone dello stesso sesso" e più precisamente si usa per indicare l'intolleranza e i sentimenti negativi che le persone hanno nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali. Essa può manifestarsi in modi molto diversi tra loro, dalla battuta su una persona gay che passa per la strada, alle offese verbali, fino a vere e proprie minacce o aggressioni fisiche. In seguito all'omofobia, ad esempio, alcuni eterosessuali, raccontano di sentirsi a disagio in presenza delle persone gay o lesbiche, altri si mettono a ridere quando le incontrano per strada. Altri ancora dicono di essere disgustati dai loro comportamenti, arrabbiati o indignati. Anche la parola "frocio" può essere considerata come espressione di omofobia, perché di solito viene usata con una connotazione negativa. 
Come nasce l'omofobia?
La società attraverso i condizionamenti e specialmente attraverso la famiglia, a seconda di se nasciamo maschi o femmine, predispone il nostro destino. Così, se nasciamo femmina avremo il nostro bel fiocco rosa, e da adulte ci si aspetta che avremo un marito e dei bambini. Se siamo maschi avremo un bel fiocco celeste e da adulti lavoreremo e manterremo la famiglia. Questi sono solo gli esempi comportamentali, ma attraverso i condizionamenti la famiglia, la società e la morale ci trasmettono i loro messaggi di matrice prettamente eterosessuale.
Il sessismo, da cui abbiamo visto che si origina la divisione dei generi, crea l'eterosessismo, e insieme, uniti alla convinzione che ciò che è diverso sia pericoloso, generano quell'atteggiamento di rifiuto che abbiamo definito omofobico. Come si collega il sessismo all'eterosessismo?
Il primo assunto eterosessista, è che tutti noi nasciamo eterosessuali. La mamma, già dà per scontato che il figlio cresce, si sposa, fa i nipoti; è tutto stabilito, perché la società dà per scontato che si nasce eterosessuali. Se l'eterosessualità è la norma, tutti gli altri orientamenti sessuali vengono valutati come diversi, perversi, patologici, incompleti, criminali, immorali e impossibili.
Non nasciamo omofobici ed eterosessisti, lo diventiamo. Si tratta di atteggiamenti che vengono acquisiti attraverso l'interazione con gli altri, i nostri pari, la famiglia, gli insegnanti, i coetanei e gli amici. I comportamenti omofobici ed eterosessisti, vengono appresi, formati e mantenuti attraverso la comunicazione. L'omofobia non è però un problema confinato entro il giudizio individuale, perché si riflette anche nelle nostre istituzioni e nelle strutture portanti della nostra società: nella famiglia, nella scuola, nell'ambiente lavorativo, nella vita religiosa, nello sport e nei mass media. I pregiudizi condivisi, vengono supportati dalle maggiori istituzioni sociali e diventano la norma. L'insulto, la violenza psicologia e la discriminazione verso gli omosessuali vengono tacitamente approvati e ritenuti normali. L'istituzione rinforza i pregiudizi e limita il rispetto dei diritti civili dei cittadini omosessuali, favorendo il permanere di schemi rigidi di suddivisione, all'interno della società.
Le caratteristiche principali del pregiudizio individuale delle persone omofobiche, sono l'ignoranza , la mancanza di contatti con la comunità omosessuale e la paura verso ciò che non si conosce. Gli individui si sono formati un'idea astratta, basata sul sentito dire e sugli stereotipi sociali più comuni e su di  un sistema di credenze spesso basato su un insieme di valori conflittuali, ad esempio la famiglia tradizionale e la chiesa non permettono un approccio sereno alla realtà omosessuale.
Gli effetti dell'omofobia, dunque, incidono notevolmente sulla vita delle persone omosessuali, attraverso forme di discriminazione e di intolleranza sociale. Abbiamo visto che la dinamica discriminatoria si sviluppa attraverso l'utilizzo di un linguaggio offensivo, la discriminazione vera e propria, la violenza fisica e psicologica. Esiste però, anche una forma più subdola di omofobia: l'omofobia interiorizzata che è data dall'accettazione passiva, conscia e inconscia, quindi automatica, di tutti i sentimenti, gli atteggiamenti e i pensieri negativi della cultura omofobica sessista ed eterosessista.
L'omofobia diventa omofobia interiorizzata attraverso il pregiudizio, la disinformazione, l'isolamento e la condanna sociale.
Il pregiudizio viene inteso come fattore che impedisce la formazione di un'identità omosessuale positiva. Naturalmente, se i gay pensano di essere malati, perversi, difettati o comunque di esser vittime di una disgrazia o di qualcosa da negare, come fanno ad avere un'identità omosessuale positiva?
La disinformazione non consente agli individui di conoscere in modo adeguato il mondo che li circonda e li vede spettatori di argomentazioni decise dagli altri. 
L'isolamento e l'invisibilità sono un elemento caratteristico, in cui spesso anche il supporto della famiglia viene a mancare. 
Infine c'è la condanna sociale, che è forse l'ostacolo maggiore che gli omosessuali si trovano a dover affrontare per avere il coraggio di essere se stessi.
L'omofobia interiorizzata ha tutta una serie di effetti sugli omosessuali, quali l'incapacità di rivelarsi ai genitori; la credenza che l'omosessualità sia sbagliata, sia qualcosa da negare e da nascondere; l'abbassamento del livello d'autostima, il convincimento di essere inadeguati e indegni di essere amati; la non accettazione della propria omosessualità perché causa di un senso di ansia, colpa, vergogna, angoscia e tensione interiore, senza rendersi conto che si tratta di tensioni che derivano da pensieri omofobici; l'autoesclusione sociale, ansia, depressione, atteggiamento passivo, aumento dell'abuso di alcol e sostanze stupefacenti; e infine danni psicologici gravi. L'omofobia interiorizzata intacca la propria autostima, ecco perché per molti omosessuali diventa difficile amare e legarsi: se non si è sereni con se stessi, come si fa ad esserlo con qualcun altro? È l'omofobia interiorizzata che fa credere che l'omosessualità sia sbagliata, da negare, da nascondere, da vivere come esseri umani di serie B. Tutto ciò certamente non rende la vita facile alle persone omosessuali che ogni giorno devono vivere in una società che pur definendosi "moderna" è ancora fortemente caratterizzata dal pregiudizio anti-gay.
 
Pietrantoni, L. (2006). Saperi innominabili: la ricerca psico-sociale sulle tematiche gay e lesbiche in Italia. Omosapiens, pp. 15-21.

 

 

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