

Letteralmente “Gestione della diversità”, può essere definito come gestione dell’insieme delle differenze che appartengono agli individui di una unità sociale. L’attenzione a questo tema si è modificata negli anni, passando da un approccio restrittivo, in cui si consideravano come elementi di interesse soltanto quelli “visibili”, ad es. il genere, l’etnia, la disabilità; fino a un approccio più estensivo, in cui l’attenzione alla diversità si sposta verso caratteristiche meno visibili come la personalità, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, la formazione, la religione. L’interesse delle organizzazioni aziendali a questo tema nasce alla fine degli anni ’80 negli USA, a causa della progressiva trasformazione della forza lavoro. Le organizzazioni si sono dapprima concentrate sul perseguimento di un obiettivo esclusivamente demografico (composizione della diversità della popolazione), per interessarsi poi della relazione tra diversità nella forza lavoro e performance organizzativa. Nell'ultimo decennio, grazie alla progressiva sensibilizzazione delle imprese verso temi di solidarietà sociale, di inclusione, di sostenibilità, occuparsi della diversità organizzativa vuol dire soprattutto rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione dell’individuo ai processi decisionali e al senso di appartenenza al gruppo.