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Philadelphia

Copertina che rappresenta persone in tribunale, riprendendo una scena del film Philadelphia


A cura di Claudia Cantice.

"Philadelphia" è un film del 1993 diretto da Jonathan Demme nel quale si affronta il tema dell'AIDS; all'epoca dell'uscita fu uno dei primi prodotti cinematografici a trattare dell'argomento.                                                                                                                                              
Racconta la storia di un promettente giovane avvocato omosessuale, Andrew Beckett, che scopre di essere malato di AIDS e decide di non comunicarlo ai suoi datori di lavoro -che gli avevano di recente affidato una causa molto importante- i quali però, successivamente alla comparsa di sintomi fisici espliciti della malattia, lo licenziano. Andrew decide dunque di portarli in tribunale cercando di ottenere un risarcimento, facendo valere l'idea che lo avessero licenziato per motivi discriminatori legati alla sua condizione di salute e non per inadempienza al lavoro, come i suoi datori avevano affermato al momento del licenziamento. L'unico che accetta di difenderlo in tribunale, nonostante la diffidenza iniziale, è l'avvocato Joe Miller il quale, come si nota nel progredire della pellicola, cambierà i suoi stessi atteggiamenti difensivi e pregiudizievoli. Nel film ci si confronta in modo molto franco con la doppia discriminazione di cui sono vittime le persone omosessuali e malate di AIDS, denigrate sia per il loro orientamento sessuale che per la loro condizione di salute: ricordiamo che negli anni '90 si pensava che l'AIDS fosse strettamente legato alle condotte sessuali praticate da persone omosessuali e ritenute amorali.                                        
Inoltre, si mostra esplicitamente in diverse scene la paura che, soprattutto in quegli anni, era molto presente verso la malattia e la sua contagiosità.                                                                                         
È, a mio avviso, molto indicativa la scena in cui i due avvocati si confrontano su fonti e disegni di legge in merito alla tutela dalle discriminazioni sul lavoro per motivi di salute, nei quali si riporta che l'AIDS è considerato un handicap non solo per le limitazioni fisiche che impone ma anche perché "il pregiudizio che lo circonda esige la morte sociale che precede, e a volte accelera, la morte fisica".                                                                                                             
È lo stesso avvocato Miller che nell'aula di tribunale parla di discriminazione riferendosi al trattamento riservato al suo cliente Beckett: "Cominciamo a parlare dei veri problemi di questo processo: l'odio della gente, la nostra ripugnanza, la nostra paura degli omosessuali e di come questo clima di paura abbia portato all'ingiusto licenziamento di Andrew Beckett. È questa l'essenza della discriminazione: il formulare opinioni sugli altri non basate sui loro meriti individuali ma piuttosto sulla loro appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche."                                                                                           
Un punto molto importante che viene toccato all'interno del film riguarda l'appoggio indiscusso della famiglia di Andrew rivolto sia a lui che al suo compagno: c'è infatti una scena molto intensa in cui i genitori, insieme agli altri familiari, esprimono calorosamente il loro supporto ad entrambi affermando quanto siano orgogliosi del coraggio dimostrato dalla coppia durante tale triste vicenda.                                                                            
È questo un film molto denso che affronta il tema dell'AIDS in maniera diretta e onesta, ma al tempo stesso con una componente di delicatezza che merita. Ve ne consigliamo la visione!

 

 

 

 
 

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